Messaggio dai giovani di ieri ai giovani di oggi e di domani

15 marzo 1969 2019

Care ragazze, cari ragazzi, grazie!

Grazie per il tempo sospeso al quale oggi, fermando per qualche ora l’orologio della Terra, ci avete richiamati, obbligati.

Grazie per essere stati capaci di ricordarci i nostri 13 anni.

Sì perché esattamente 50 anni fa molti di noi avevano la vostra età.

Il nostro Pianeta non era ancora stato ridotto nelle condizioni in cui oggi riversa; ma la prospettiva del suo degrado era già stata segnata da una visione miope e scellerata di “sviluppo” indiscriminato.

All’ombra di una falsa “modernità” abbiamo cementificato non solo interi territori, ma (e forse peggio) le nostre idee, la nostra capacità di esprimere speranza nei confronti del futuro.

Voi oggi richiamate tutti noi al ricordo di quando, giovani, eravamo capaci di sognare e immaginare un mondo in cui la saggezza sarebbe stata capace di guidare scelte che avrebbero potuto avere ricadute positive per decenni a venire. Cinquant’anni fa, nel ’69, era partita una rivoluzione culturale che sembrava davvero poter cambiare il mondo. Mentre il primo essere umano metteva piede sulla Luna, in Italia si rivendicava e scriveva lo statuto dei lavoratori. Progresso tecnologico e diritti. Un mix potente che, si pensava, avrebbe potuto fermare le guerre, stabilire le parità di genere e di diritti; liberare le persone e il loro pensiero da stereotipi sociali, portando (si diceva allora) “la fantasia al potere”. Invece, negli anni a venire, è stata proprio la Creatività ad essere stata posta per prima in naftalina. E con essa abbiamo ibernato la nostra capacità di sognare, di guardare al futuro anche in modo utopico. Il cinismo e il senso di Realpolitik hanno avuto il sopravvento, facendoci perdere la capacità di lottare quotidianamente per idee ritenute allora (ma nel profondo ancora oggi) giuste.

Oggi, 15 marzo 2019, con la vostra presenza e con la freschezza della voce che giustamente volete far arrivare a tutto il Mondo, voi risvegliate le tante Greta che albergano ancora profondamente in tanti di noi; in molti della nostra generazione.

Noi abbiamo commesso tanti errori. Probabilmente anche voi ne state compiendo e ne compirete. Ma se grazie a voi oggi possiamo risvegliare le nostre coscienze e condividere con voi un pezzo di cammino, allora forse ci dobbiamo interrogare profondamente su cosa fare concretamente da qui in avanti. Certo, dobbiamo anzitutto proteggere il nostro Pianeta, affinché non sia depredato in modo irreparabile, soprattutto per le generazioni a venire. Ma per farlo dovremmo imparare dalla storia; perché se a inaridirsi per prima non è la Terra che calpestiamo, bensì la Coscienza di NOI tutti, animali pensanti, allora viene meno il senso di responsabilità al quale oggi tutti siamo chiamati. È da noi stessi che il Pianeta deve essere difeso. Dire NOI, dunque, significa tentare di abbracciare una nuova visione ECO/EGO-Logica, dove EGO non è un modo come un altro chiamare i nostri IO, bensì il richiamo profondo a un NOI necessario. Anagramma felice di GEO!

Ecco che allora ripercorrere la storia del pensiero ci aiuta a non commettere gli stessi errori.

Edgar Morin, un ormai vecchio saggio filosofo alla soglia dei cento anni, è rimasto dentro più giovane di tanti di noi e di voi, quando afferma «La planetizzazione significa ormai comunità di destino per tutta l’umanità». La visionarietà di Morin ci permette infatti di ricordare che senza una visione di “destino” (inteso come qualcosa non di predestinato, bensì da costruire assieme) si produce una società cieca. Bisogna dunque dare un senso anzitutto alla Vita di ciascuno, rivendicarne la freschezza e genuinità per Sé e per l’Altro da Sé. E per far ciò, sempre per Morin, si deve consentire a ciascuno «il proprio sbocciare nella qualità poetica dell’esistenza».

Care ragazze, cari ragazzi, oggi voi non avete fatto una “manifestazione”, ma avete iniziato a scrivere una nuova Poesia del Mondo e per il Mondo, per renderlo migliore.

Di ciò vi dobbiamo ringraziare.

[Roberto Neulichedl]

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