Ma la musica a scuola si fa!

Quando i “grandi personaggi” della musica classica parlano di educazione musicale incappano spesso in brutte figure. È accaduto al m°. Gaston Fournier-Facio nell’intervista al Manifesto del 27 aprile, Fournier-Facio sostiene che in Italia non “si insegna musica nelle scuole, intendo lezioni tenute da docenti preparati al conservatorio”. Al contrario, l’Educazione musicale esiste nella scuola italiana da ben più di mezzo secolo nella scuola secondaria inferiore, e da molti anni nella primaria e secondaria superiore, dove il 90% dei docenti è laureato al Conservatorio (il resto ha lauree in musicologia).
Questa presenza della musica nella scuola dell’obbligo ha consentito il nascere di molte associazioni d’insegnanti, di riviste, pubblicazioni, ricerche e studi che hanno stimolato una vasta promozione di convegni che testimoniano la presenza di un intenso e coinvolgente dibattito psicopedagogico e didattico-metodologico che il m°. Fournier-Facio sembra ignorare del tutto.
A titolo d’esempio, ricordiamo che in Italia da 50 anni esiste la SIEM (Società Italiana per l’Educazione Musicale) che pubblica anche una sua rivista; da 25 anni invece il CSMDB (Centro Studi Maurizio Di Benedetto) che, anch’esso, pubblica la rivista multimediale www.Musicheria.net. A onor del vero, per non dimenticare nessuna delle associazioni che da tanti anni sono impegnate nell’Educazione musicale di base, citiamo per tutte queste l’esistenza di un Forum Nazionale per l’Educazione Musicale che raggruppa una trentina di diverse associazioni impegnate nell’Educazione musicale di base https://forumeducazionemusicale.it/. Egualmente, basterebbe fare un semplice “giro” su Youtube per notare il prodotto audiovisivo di quante buone pratiche di Educazione musicale esistano in Italia.
Inoltre, il m°. Fournier-Facio nella sua convinzione sembra far capire, in forma malcelata, che la musica classica sia “superiore” alle altre, con un atteggiamento piuttosto aristocratico, per non dire molto gerarchizzante, temendo pure che essa possa perdere pubblico (quindi, infine, mercato “commerciale”, che egli tanto disdegna). Purtroppo, essendo anche noi studiosi di musica classica (ma non solo) ci rendiamo conto che molti validi colleghi di quell’ambiente hanno l’abitudine di chiudersi nella loro torre d’avorio, compiacendosi di guardare dall’alto il vasto mondo musicale che, secondo loro, si sta sempre più degradando, sfuggendo dai modelli e dalle regole della musica cosiddetta colta.
Sono lontani i tempi di Musica/Realtà, quando Luigi Nono, Luigi Pestalozza, Maurizio Pollini, Gino Stefani e tanti altri grandi musicisti e musicologi, non stavano a interrogarsi sul futuro della musica classica ma la portavano nelle piazze, nelle fabbriche, nelle scuole, rimanendo a discutere sino a notte fonda di musica contemporanea con un pubblico che non era quello abituale della sale da concerto, ma che anch’essi avevano i sacrosanto diritto di Prendere la parolasulla musica, tutta. E, pur partendo dalla musica classica, non la ritenevano di per sé l’unica espressione musicale interessante.
Infatti, se il m°. Fournier-Facio potesse riflettere sul concetto di democrazia, dovrebbe ben essere cosciente del fatto che ogni popolo da millenni sta cantando, suonando, danzando e ascoltando musica sulla base di modelli e criteri molto diversi, come diversa è la lingua e diversi sono i costumi, le religioni, ecc. E dunque gli stessi modi di approccio al musicale (come d’altronde quelli della lingua) non sono solo quelli dettati dalle metodologie di studio presenti nei Conservatori.
Pur avendo, molti di noi, studiato e insegnato per tanti anni in Conservatorio, non abbiamo mai perso quella “postura” democratica che, prima di tutto, ci permette di affermare, oggi più che mai, che se ogni popolo, se ogni cultura, se ogni credenza religiosa, ecc. ha il più profondo diritto d’esistere, anche la musica, ogni forma di musica, essendo un prodotto umano, ho lo stesso diritto. Questa è il giusto criterio che tutti gli esseri umani di ogni cultura dovrebbero condividere evitando così di sviluppare una visione “razzistica” nei confronti delle diverse forme del sapere, del saper fare, del saper far fare e soprattutto saper essere fra le musiche nel mondo.

Maurizio Disoteo
Maurizio Spaccazocchi

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