L’anima etnica di Mia Martini

Con la tecnica narrativa del flash-back è andato in onda su Rai Uno “Io sono Mia”, il film biografico su Mia Martini con la regia di Riccardo Donna. Bravissima Serena Rossi, l’attrice che ha interpretato il ruolo della grande artista di Bagnara Calabra e che ha mostrato anche ottime doti canore. Ripercorre in cento minuti la travagliata vicenda umana della cantante non è cosa facile, perciò è encomiabile la scelta della sceneggiatrice Monica Rametta di tematizzare solo con alcuni aspetti salienti della sua vita come l’amore, il rapporto con la famiglia e gli amici e quel malefico venticello calunnioso che si è sollevato su di lei nel momento di maggior successo e che la portava a dire con amarezza: “forse una malattia si sarebbe potuta dimostrare, da questo no!”.
Uno degli aspetti che raramente emerge di questa artista è il grande amore che aveva per la musica etnica, in particolare per quella della sua terra d’origine. Amava la sua Bagnara e in una intervista le è stato chiesto cosa avrebbe fatto se non fosse stata l’artista che era e lei rispose: “la bagnarota”. Già negli anni sessanta duettava in stornelli romaneschi con sua sorella Loredana Bertè, con Renato Zero e con Gabriella Ferri. Chi non ricorda poi il suo intervento in quel magico brano napoletano “Ccu mme” cantanto con Enzo Gragnaniello (anche l’autore) e Roberto Murolo? Mimì aveva un amore autentico per la musica etnica come si riporta nel seguente articolo. https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/salerno/spettacoli/15_maggio_11/quando-mia-martini-disse-murolo-sei-miliardario-dammi-casa-7a802016-f7eb-11e4-9511-7f1de10957d5.shtml
A tal proposito vorrei portare una mio personale ricordo-testimonianza risalente al periodo in cui fu realizzata questa intervista.
Sono le 14,30 del 4 maggio del 1995. Come al solito sono da poco rientrato da scuola e sto pranzando. Squilla il telefono e risponde mia madre: “vieni che ti vuole una certa Martina…….” Martina ? Io non ne conosco ragazze con questo nome. Dall’altro capo del filo: “Sono Mia Martini”. Ho capito, è il solito amico che ogni tanto, nei momenti più impensati mi chiama per dirmi: “Sono Pippo Baudo”.
Ma la sua voce graffiante, anche se un po’ stanca, non tradisce dubbi: “E’ davvero lei”. D’altra parte il giorno prima era stata a cantare per la Festa del SS. Crocifisso di Cutro, non ero potuto andarci ma le avevo fatto avere attraverso il mio amico Salvatore Megna, storico cantante del gruppo etnico calabrese Re Niliu, una audiocassetta con dei miei brani “sanremesi” e il mio numero di telefono; Salvatore le diede anche una cassetta con la musica del suo gruppo. Mimì stava andando in auto a Palermo per un’altra serata, era in autostrada e la comunicazione spesso si interrompeva, per una, due, tre volte ma lei richiamava. Una persone come lei non avrebbe mai lascito un discorso a metà. Mi manifestò il desiderio di conoscere i Re Niliu di cui le avevano regalato un disco in Canada e che da allora stava cercando: ecco ora finalmente avrebbe potuto incontrarli. Mi diceva: “Il mio progetto è quello di stabilirmi a Bagnara, fare una sala di incisione e preparare una serie di spettacoli teatrali invernali con la mia voce su questa musica”. Inoltre stava preparando un disco tematico dedicato alla luna e cercava canzoni in lingua e in dialetto calabrese sull’argomento. Mi disse che dopo Palermo sarebbe salita a Varese, dove viveva, per qualche giorno e che la settimana successiva sarebbe ridiscesa al sud, a Salerno, per un’altra serata di piazza e che ci saremmo potuti incontrare. Informai subito della telefonata Danilo Gatto, un altro musicista dei Re Niliu, che si mise in contatto con lei e che l’avrebbe incontrata in un autogrill autostradale vicino Salerno. Le chiese una traduzione in calabrese di “Spunta la luna dal monte” e una canzone originale sulla luna in quello stile, per metà in italiano e per metà in dialetto. Avevamo una settimana di tempo, ci dividemmo i compiti: Danilo fece la traduzione ed io scrissi “Ninna nanna luna bianca”, una tarantella moderna che parla della luna come riferimento universale per i migranti. Si continuava a telefonare per accordi più precisi ma nessuna risposta, la domenica successiva apprendemmo la tragica notizia dal telegiornale. Con la mia canzone, cantata da Francesca Loria, partecipammo a settembre dello stesso anno al Premio Mia Martini a Bagnara. Conoscemmo i suoi parenti a cui testimoniai l’entusiasmo per i suoi progetti futuri e la carica che ci aveva dato. Chiesi a Mimmo Cavallo, l’autore della canzone per Mimì “Viva l’ amore”, che ha un ritornello molto popolare, e che l’aveva voluta nei cori di “Ninetta” nel disco “Siamo Meridionali”, se avrebbe potuto cantare la mia canzone mai ascoltata e lui, dopo averci pensato rispose: “forse avrebbe potuto”.

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