Decreto legislativo 60: Musica nella scuola per tutti? Forse, chissà …

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Vorrei tentare, con questo contributo, un’analisi delle potenzialità operative – nello specifico per quanto riguarda la musica – che emergono dal Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 60, pubblicato in GU n. 112 del 16-5-2017 – Suppl. ordinario n.23, Norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera g), della legge 13 luglio 2015, n. 107.

Gli articoli sono suddivisi in cinque Capi: Capo I : Principi fondamentali; Capo II: Organizzazione per la promozione della cultura umanistica, del patrimonio artistico e della creatività; Capo III: Promozione dell’arte nel primo ciclo; Capo IV: Promozione dell’arte nel secondo ciclo ed armonizzazione dei percorsi formativi della filiera artistico-musicale; Capo V: Disposizioni finali.

Non mi soffermerò sugli aspetti di principio o sulle affermazioni di carattere generale, che suonano più come auspici o dichiarazioni d’intenti, come pure non entrerò nel merito delle problematiche concernenti il rapporto tra cultura umanistica e creatività. La discussione è stata comunque vivace anche in occasione dell’esame del testo nelle sedi parlamentari (cfr. ad es. l’articolo di Roberto Neulichedl, “Cultura umanistica” vs “creatività” in http://musicheriablog.altervista.org/blog/cultura-umanistica-vs-creativita/)

Attraverso un’analisi puntuale del testo del Decreto 60, vigente dal 31 maggio 2017, proverò invece a verificare chi, cosa e come potranno essere attuate le disposizioni previste e se effettivamente sarà possibile “fare musica per tutti”.

I soggetti istituzionali richiamati nel decreto e che «concorrono, nei limiti delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, a realizzare un sistema coordinato per la promozione e il potenziamento della cultura umanistica e della conoscenza e della pratica delle arti» (Art. 2, comma 2 e Art. 4, comma 1) sono:

– Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca;

– il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo;

– l’Istituto nazionale documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE);

– il sistema nazionale d’istruzione e formazione;

– le istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica;

– le università;

– gli istituti tecnici superiori;

– gli istituti del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo;

– gli istituti italiani di cultura;

– le istituzioni scolastiche, anche organizzate in reti e poli;

– istituti e luoghi della cultura;

– enti locali;

– altri soggetti pubblici e privati ivi inclusi i soggetti del terzo settore operanti in ambito artistico e musicale, specificamente accreditati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Ovviamente ai soggetti istituzionali vanno aggiunti i docenti e gli studenti, destinatari e attori delle disposizioni previste dal decreto. Ma in merito ai docenti tornerò più avanti.

Oltre al generico “concorrere” citato sopra, il Decreto delinea alcuni compiti specifici. Vediamoli nel dettaglio.

  1. Miur

Il Decreto 60 stabilisce che il Miur:

1.1) emani, entro 180 giorni (quindi entro il 30 novembre 2017), di concerto col Mibac, un decreto per definire i requisiti per l’accreditamento dei soggetti del terzo settore (Art. 4, comma 2);

1.2) proponga, di concerto col Mibac, il “Piano delle arti” che viene adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto 60 (quindi entro il 30 novembre 2017) (Art. 5, comma 1);

1.3) si avvalga, «senza ulteriori oneri», anche dell’INDIRE per lo svolgimento di alcune attività riguardanti i temi della creatività (cfr. l’elenco all’Art. 6);

1.4) ai fini del primo avvio dei “Poli a orientamento artistico e performativo” (cfr. Art. 11) definisca con proprio decreto, entro 180 giorni e sentito il Mibac, «a) i criteri per la costituzione dei poli; b) le finalità formative; c) i modelli organizzativi; d) i criteri per la valutazione delle attività espletate dalle istituzioni scolastiche, con particolare riguardo alle innovazioni metodologiche e curricolari»;

1.5) definisca con proprio decreto, entro 180 giorni e di concerto col Ministero dell’economia e delle finanze, «a) le indicazioni nazionali per l’inserimento dell’insegnamento dello strumento musicale, in coerenza con le indicazioni relative all’insegnamento della disciplina della musica, tenuto anche conto delle competenze richieste per l’accesso ai licei musicali; b) gli orari; c) i criteri per il monitoraggio dei percorsi a indirizzo musicale» (Art. 12, comma 3). In pratica verranno ridefinite le modalità di attivazione dei corsi a indirizzo musicale, tenendo conto che l’Art. 16 abroga le disposizioni contenute al riguardo nella legge n. 124 e nel decreto n. 201 del 1999 che mettevano in ordinamento le SMIM;

1.6) in merito ai “corsi propedeutici” che potranno essere organizzati dagli istituti superiori di studi musicali e coreutici (Art. 15), definisca con proprio decreto, da emanarsi entro sei mesi e sentito il CNAM e previa intesa in sede di Conferenza unificata, a) i requisiti di accesso per ciascuna tipologia di corso propedeutico, che devono tenere conto del talento musicale della studentessa e dello studente e del possesso di un livello tecnico comunque avanzato; b) le modalità di attivazione e la durata massima dei corsi propedeutici; c) i criteri generali per la stipula di convenzioni con scuole secondarie di secondo grado, a eccezione dei licei musicali, per l’accesso ai corsi propedeutici delle loro studentesse e dei loro studenti e per la definizione del sistema dei crediti formativi riconoscibili; d) la certificazione finale da rilasciare al termine dei corsi propedeutici, illustrativa del curriculo svolto e dei risultati formativi ottenuti; e) i requisiti tecnici, le conoscenze teoriche e i livelli minimi delle abilità strumentali e dei repertori specifici, necessari per accedere ai corsi accademici di primo livello dell’offerta dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica» (Art. 15, comma 4).

Osservazioni

Sono ben cinque i decreti che il Miur dovrebbe emanare entro 180 giorni dall’entrata in vigore del Decreto 60, in pratica entro il 30 novembre 2017. Ce la farà? In tanti altri casi alcuni decreti applicativi non sono stati emanati nemmeno dopo quindici anni… (vedi decreti attuativi della legge 508 del 1999 di riforma dei Conservatori di musica).

I cinque decreti previsti saranno determinanti sul piano dell’organizzazione delle diverse attività previste in quanto non solo dovranno definire compiti e responsabilità dei soggetti attuatori, ma anche, in alcuni casi, i contenuti formativi. Si tratterà di capire poi se tutto dovrà svolgersi “senza ulteriori oneri” e come verranno distribuiti i 2 milioni di euro annui previsti per la realizzazione del Piano delle arti (Art. 17 comma 2).

Su alcuni punti specifici, come i “Poli a orientamento artistico e performativo” e il “Terzo settore” tornerò più avanti.

  1. Il “Piano delle arti”

Il cardine delle disposizioni del Decreto 60 è sicuramente il “Piano delle arti” che, come specificato all’Art. 5, «è adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, nel limite delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, incluse quelle recate dal presente decreto. Il Piano è adottato, con cadenza triennale, anche valutate le proposte dei soggetti del sistema di cui all’articolo 4, è attuato in collaborazione con questi ultimi e prevede azioni di monitoraggio sulla relativa attuazione».

In sintesi il piano dovrebbe contenere le seguenti misure (in corsivo le osservazioni di merito):

– Sostegno alla realizzazione di un «laboratorio permanente di conoscenza, pratica, ricerca e sperimentazione del sapere artistico e dell’espressione creativa» sulla base di «un modello organizzativo flessibile e organizzativo».

Sostegno di che tipo? Sarà interessante conoscere la struttura operativa del “modello organizzativo flessibile e organizzativo” che le istituzioni scolastiche e le reti di scuole potranno/dovranno adottare.

– «Supporto alla diffusione, nel primo ciclo di istruzione, dei poli a orientamento artistico e performativo, di cui all’articolo 11 del presente decreto, e, nel secondo ciclo, di reti di scuole impegnate nella realizzazione dei “temi della creatività”».

Anche in questo caso “supporto” di che tipo: finanziario? con consigli organizzativi? con l’attribuzione di personale docente e/o tecnico supplementare? Staremo a vedere.

– «Sviluppo delle pratiche didattiche dirette a favorire l’apprendimento di tutti gli alunni e le alunne e di tutti gli studenti e le studentesse, valorizzando le differenti attitudini di ciascuno anche nel riconoscimento dei talenti attraverso una didattica orientativa».

Più che una “misura” qui si tratta di un auspicio o di un’indicazione metodologica, per altro già presente nelle vigenti Indicazioni per il curricolo.

– Promozione di partenariati con tutti i soggetti istituzionali e del terzo settore per condividere risorse laboratoriali, strumentali e professionali.

L’indicazione non costituisce niente di nuovo e di più di quanto già previsto nell’ambito dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, a meno che con «promozione» non si intenda assegnare fondi specifici e/o stabilire regole specifiche per gli accordi di partenariato.

– Tra le misure è previsto poi il «potenziamento» delle competenze pratiche e delle conoscenze nel campo delle arti.

Si tratterà di capire come nel decreto sarà tradotto il termine “potenziamento”: con insegnanti specificamente preparati nei diversi ambiti artistici? Con un numero di ore aggiuntive? Con una revisione dei curricoli?

– Ci sarà anche una misura per agevolare «la fruizione, da parte delle alunne e degli alunni e delle studentesse e degli studenti, di musei e altri istituti e luoghi della cultura, mostre, esposizioni, concerti, spettacoli e performance teatrali e coreutiche».

Chissà se saranno previste anche agevolazioni fiscali per chi frequenta corsi di formazione nelle scuole di musica e nelle bande…

– Infine verranno incentivati tirocini e stage artistici all’estero «con particolare riferimento ai licei musicali, coreutici e artistici».

Forse i 2 milioni di euro previsti dalla delega potranno bastare solo per questa azione…

  1. Indire

L’art. 6 del decreto definisce la collaborazione tra Miur e Indire:

«Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca si avvale, senza ulteriori oneri, anche dell’INDIRE per lo svolgimento delle seguenti attività riguardanti i temi della creatività:

1) formazione, consulenza e supporto ai docenti impegnati nello sviluppo dei temi della creatività;

2) documentazione delle attività inerenti i temi della creatività;

3) supporto all’attivazione di laboratori permanenti di didattica dell’espressione creativa nelle reti di scuole e nei poli a orientamento artistico e performativo;

4) raccolta delle buone prassi delle istituzioni scolastiche per l’attuazione dei temi della creatività, al fine di diffondere soluzioni organizzative e tecniche di eccellenza;

5) diffusione delle buone pratiche più efficaci al fine del conseguimento, da parte delle studentesse e degli studenti, di abilità, conoscenze e competenze relative ai temi della creatività».

Osservazioni

Se da un lato sembra connaturale all’Indire operare nel campo della raccolta e della diffusione della documentazione delle cosiddette buone pratiche, riesce più difficile pensare come e con quali competenze il personale dell’Indire possa assicurare “formazione, consulenza e supporto ai docenti” nelle diverse aree attinenti i “temi della creatività”: «musicale-coreutico, teatrale performativo; artistico-visivo; linguistico-creativo» (Art. 3).

Dal sito dell’Indire si sa che il personale attualmente impiegato nell’istituto (in tutto 144 persone) comprende, oltre al Presidente, al CdA e al Direttore generale, 1 Dirigente tecnologo, 2 Dirigenti amministrativi di II fascia, 5 funzionari amministrativi, 33 collaboratori amministrativi, 38 collaboratori tecnici, 4 Dirigenti di ricerca (dal curricolo dei quali sembrano assenti le competenze nel campo delle arti), 9 primi ricercatori (nessuno dei quali sembra avere specifiche competenze nei campi artistici), 2 primi tecnologi, 8 tecnologi (che ovviamente si occupano di tecnologie informatiche), 41 ricercatori (tra i quali non sembra ci sia qualcuno con competenze specifiche nelle quattro aree relative ai “temi della creatività” indicati nel decreto).

Per quanto riguarda lo specifico “musica”, l’Indire ha attivo il progetto “Musica a scuola. Repository multimediale di buone pratiche nella didattica della musica nel primo e nel secondo ciclo di istruzione”[1] con l’obiettivo di «promuovere, selezionare, organizzare e presentare le buone pratiche nella didattica della musica nel primo e nel secondo ciclo di istruzione, attraverso la predisposizione di un portale web e di un archivio elettronico collegato. Destinatari del progetto sono i docenti delle scuole di ogni ordine e grado che, attraverso la piattaforma, hanno la possibilità di inserire contenuti, partecipare alle discussioni e confrontarsi». Il “Gruppo di progetto” dell’Indire è composto da Marco Morandi, tecnologo (nel suo CV[2] si definisce “Musicista, compositore. Autore di Colonne sonore per lungometraggi, documentari e cartoni animati per la TV e festival di cinema nazionali ed internazionali. Autore di brani originali per progetti editoriali dedicati alle fiabe classiche); Enrico Cauteruccio, collaboratore tecnico e Francesco Mugnai, consulente area tecnologica. Partner del progetto è il Comitato nazionale per l’apprendimenti pratico della musica per tutti gli studenti.

In data 27/03/2017 l’Indire ha emanato il bando «Progetto Musica a scuola. Selezione pubblica mediante procedura comparativa per titoli ed esperienze professionali finalizzata alla creazione di una graduatoria per docenti esperti di metodologia laboratoriale per la didattica della musica, nella scuola primaria e nella secondaria di primo e secondo grado»[3].

La finalità della selezione è così esplicitata:

«Ai docenti individuati, sulla base della posizione nella graduatoria, potranno essere conferiti dall’Indire incarichi di prestazione d’opera occasionale aventi a oggetto l’elaborazione di due contenuti multimediali originali afferenti a due percorsi di didattica musicale laboratoriale e finalizzati alla realizzazione di 2 video brevi che saranno caricati nel repository di buone pratiche dell’Indire. Le attività oggetto dei suddetti incarichi comprenderanno anche:

– la partecipazione a distanza ad attività di coordinamento del gruppo di progetto; modifiche e/o integrazioni delle elaborazioni secondo le indicazioni degli esperti Indire;

– la partecipazione a due incontri in presenza e l’eventuale valutazione di prodotti per la selezione di 50 buone pratiche sulla didattica laboratoriale della musica;

– la partecipazione alle attività online del portale».

Al momento della stesura di queste note non è stata ancora resa pubblica la graduatoria elaborata da un’apposita commissione che si è insediata il 24 maggio[4]. [NdR: aggiornamento 15 giugno: pubblicata la graduatoria sul sito dell’Indire]

Si tratterà comunque di capire come tali attività potranno essere svolte dall’Istituto «senza ulteriori oneri» (cfr. Art. 6 comma 1). Ma immagino che la creatività e la fantasia dei dirigenti Indire e dei funzionari ministeriali sapranno inventarsi qualche espediente opportuno.

Non rimane che attendere per capire chi e come verranno realizzati in particolare i punti 1) e 2) indicati nell’Art. 6 del Decreto 60.

  1. Istituzioni scolastiche

I “Principi e finalità” enunciati nell’Art. 1 del Decreto non rappresentano di fatto una novità: sono gli stessi principi e finalità che, anche se espressi con terminologie un po’ diverse, compaiono nelle vigenti Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione. “Musica”, ad esempio, è ben presente nei curricoli della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado, con indicazioni sia per la pratica vocale e strumentale, sia per la fruizione consapevole. Va ricordato comunque che principi, finalità e indicazioni operative erano presenti anche nei programmi della scuola media del 1979, della scuola elementare del 1985 e negli orientamenti per la scuola dell’infanzia del 1991. La novità consiste nel fatto che tali principi e finalità sono estesi a tutti gli ordini di scuola, e quindi in particolare anche a tutte le scuole secondarie di II grado, dove ad es. “Musica”, se si eccettuano i Licei musicali e coreutici, è di fatto assente dal curricolo. L’art. 2 del Decreto sembra esplicito al riguardo, non facendo distinzione tra ordini e gradi di scuola: «La progettualità delle istituzioni scolastiche, espressa nel Piano triennale dell’offerta formativa, si realizza mediante percorsi curricolari, anche in verticale, in alternanza scuola-lavoro o con specifiche iniziative extrascolastiche, e può essere programmata in rete con altre scuole e attuata con la collaborazione di istituti e luoghi della cultura, nonché di enti locali e di altri soggetti pubblici e privati, ivi inclusi i soggetti del terzo settore operanti in ambito artistico e musicale».

Osservazioni

Ancora una volta occorre capire come tale progettualità possa essere concretizzata di fatto: con quali e quanti docenti? In che orario scolastico? In che sedi? Sappiamo come, almeno fino ad oggi, i Piani triennali dell’offerta formativa, al di là dell’enunciazione di principi, hanno trovato poi difficoltà di realizzazione per mancanza di docenti di ruolo (la supplentite non è stata debellata…); il coinvolgimento dei soggetti del terzo settore è stato frenato dalla mancanza di risorse economiche adeguate; l’impiego, nella scuola dell’infanzia e primaria, di docenti anche di altro grado scolastico (così come prevede anche il comma 2 dell’art. 9 del Decreto 60) è stato saltuario e frammentario, ed è mancata l’attivazione della “specifica formazione” prevista dalla normativa; l’alternanza scuola-lavoro, per quanto riguarda il settore delle arti, ad oggi risulta solo parzialmente attivata, in particolare nel liceo musicale. Non ho comunque dati certi e complessivi per fare una valutazione ponderata.

4.1 Reti di scuole

Il Decreto, all’Art. 7, dà la possibilità (non l’obbligo) di costituire «Reti di scuole» per svolgere alcune attività, quali: coordinare i progetti per i “temi della creatività”; valorizzare le professionalità dei docenti «anche mediante appositi piani di formazione»; condividere risorse strumentali e laboratori; stipulare accordi di partenariato con i vari soggetti, tra cui anche quelli del terzo settore; organizzare eventi; promuovere la valorizzazione del patrimonio culturale del territorio; attivare percorsi comuni per l’utilizzo delle tecnologie.

Osservazioni

Tutte le indicazioni sopra citate sono possibilità che già ora le scuole potevano realizzare sulla base della propria autonomia così come definita dal DPR 275 del 1999. In sostanza, quindi, niente di nuovo sul piano organizzativo. A prescindere dalla confusione e dalle contraddittorie indicazioni ministeriali emanate nel 2016 in merito a “reti di ambito” e “reti di scopo”(si veda ad es. una cronistoria in http://www.orizzontescuola.it/reti-dambito-nonostante-la-non-obbligatorieta-sono-state-costituite-e-scelte-le-scuole-capofila-ma-non-si-sa-bene-cosa-faranno/), c’è da dire che se finora le reti hanno avuto difficoltà a mettere in atto tali indicazioni non è stato per cattiva volontà o disinteresse, ma, da un lato, per carenza di finanziamenti che assicurassero un minimo di riconoscimento alle ore aggiuntive del personale docente, dall’altro, e soprattutto, per carenza di personale amministrativo che potesse seguire tutte le pratiche connesse alla attivazione e al mantenimento delle iniziative. A questo proposito c’è da notare che mentre si danno indicazioni in merito alla destinazione dei posti di potenziamento per la promozione dei temi della creatività (Art. 17, comma 3), non è previsto nessun incremento del personale amministrativo, che verrà quindi oberato di nuove funzioni e nuovi incarichi, col rischio di fare poco e male. Riguardo poi agli “appositi piani di formazione” c’è da notare che la maggior parte dei corsi attivati sulla base del Piano nazionale non hanno riguardato didattiche disciplinari, e men che meno la musica.

4.2 Poli a orientamento artistico e performativo

Ma oltre alle reti, il Decreto prevede, per le istituzioni scolastiche del primo ciclo di istruzione del medesimo ambito territoriale, una struttura innovativa: i «Poli a orientamento artistico e performativo» ai quali verranno destinati (incredibile a dirsi!) «specifiche misure finanziarie … nei limiti della dotazione finanziaria del Fondo di cui all’articolo 17 del presente decreto» (Art. 11, comma 5). Con apposito decreto del Miur, sentito il Ministro del Mibac, verranno definiti: «a) i criteri per la costituzione dei poli; b) le finalità formative; c) i modelli organizzativi; d) i criteri per la valutazione delle attività espletate dalle istituzioni scolastiche, con particolare riguardo alle innovazioni metodologiche e curricolari» (Art. 11, comma 4).

I poli ovviamente non si occuperanno solo di musica, ma dovranno adottare curricoli verticali «in almeno tre temi della creatività» che riguardano le seguenti aree: musicale-coreutico, teatrale performativo, artistico-visivo, e linguistico-creativo (cfr. Art. 3, comma 1).

Osservazioni

In linea di principio non c’è che da essere contenti se saranno attivati i Poli a orientamento artistico e performativo. Ma se dagli auspici si scende nella realtà, il problema rimane quello delle risorse umane e finanziarie. Partiamo da queste ultime.

Come si sa il fondo di cui all’art. 17 è complessivamente di 2 milioni di euro. Sarà interessante sapere quale percentuale, di questi 2 milioni, verrà destinata ai Poli. Ipotizzando che sia destinato il 50% del fondo (1 milione di euro) – perché il decreto prevede l’utilizzo del fondo anche per le scuole secondarie di secondo grado (cfr. Art. 13, comma 3) – e che in prima istanza si attivi un Polo in ognuno dei 319 ambiti territoriali del territorio nazionale, ad ogni polo dovrebbero spettare 3134,80 euro. In pratica 1.000 euro in media per ciascuno dei “tre temi della creatività” prescelti. Come si possa pensare e dichiarare, da parte di personaggi autorevoli, che finalmente ci sarà “musica e arte per tutti” lascio al lettore immaginarlo…

4.3 Docenti

Oltre alle risorse finanziarie il problema è anche, e direi soprattutto quello delle risorse umane, non solo del personale docente, ma anche di quello amministrativo. Di quest’ultimo ho già fatto cenno. Per quanto riguarda il personale docente, sono numerosi i riferimenti nel Decreto, innanzitutto riguardo alle competenze richieste (Art. 8): «1. La formazione dei docenti impegnati nei temi della creatività costituisce una delle priorità strategiche del Piano nazionale di formazione di cui all’articolo 1, comma 124, della legge n. 107 del 2015. La formazione di cui al presente articolo è parte integrante del Piano nazionale scuola digitale (PNSD). 2. Gli interventi di formazione in servizio destinati ai docenti impegnati nei temi della creatività sono realizzati anche in collaborazione con i soggetti di cui all’articolo 4 del presente decreto».

Vi è poi un’indicazione, non semplice da quantificare in termini numerici, che riguarda il cosiddetto organico di potenziamento (Art. 17, comma 3): «Nell’ambito della dotazione organica di cui all’articolo 1, comma 68, della legge n. 107 del 2015, il cinque per cento del contingente dei posti per il potenziamento dell’offerta formativa è destinato alla promozione dei temi della creatività, senza alcun esubero di personale o ulteriore fabbisogno di posti». Il comma 68 della legge 107 stabilisce che l’organico dell’autonomia, che comprende anche i posti per il potenziamento, è ripartito, con decreto dell’USR, tra gli ambiti territoriali «nel limite massimo di cui al comma 201» (il comma 201 stabilisce l’incremento finanziario dal 2015 al 2025; non ci sono indicazioni del numero dei posti).

Anche nella scuola secondaria di I grado va garantito lo «sviluppo dei temi della creatività e il potenziamento della pratica musicale» a cui «sono destinati i docenti facenti parte dell’organico dell’autonomia e del contingente di cui all’art. 17, comma 3» (ndr: il 5% suddetto).

Per questo grado di scuola è poi previsto un apposito decreto per i nuovi percorsi a indirizzo musicale (Art. 12. NB: le SMIM sono di fatto abrogate: cfr. Art. 16): «1. Ogni istituzione scolastica secondaria di primo grado può attivare, nell’ambito delle ordinarie sezioni, percorsi a indirizzo musicale, prioritariamente per gruppi di studentesse e studenti, in coerenza con il Piano triennale dell’offerta formativa. 2. Al fine di garantire la progressiva attuazione del comma 1 e il riequilibrio territoriale, sono utilizzate le risorse del contingente dei posti attualmente già destinati ai corsi a indirizzo musicale e l’organico del potenziamento».

Osservazioni

Innanzitutto sul tema della formazione. Sicuramente il Piano nazionale di formazione ha attivato energie e progetti per la formazione in servizio dei docenti. Diversi ambiti territoriali hanno emanato bandi per il reperimento di esperti anche nel settore musicale, in primo luogo tra il personale docente stesso, e in subordine anche con riferimento a persone non appartenenti all’amministrazione scolastica, in particolare tra gli enti e le associazioni accreditate. Tra l’altro non risultano attivate collaborazioni tra reti di scuole e quelle istituzioni che sarebbero per statuto preposte alla formazione, quali, nel caso della musica, le Scuole di Didattica della musica dei Conservatori, mentre sembra caduta nel vuoto la sollecitazione espressa dal Forum nazionale per l’educazione musicale di avvalersi della competenza e dell’esperienza di quelle associazioni musicali che da anni svolgono un ruolo importante proprio nell’innovazione metodologica e didattica.

È molto difficile comunque avere un quadro esaustivo in merito alle iniziative di formazione che andrebbero monitorate non solo dal punto di vista quantitativo (quanti corsi di metodologia e didattica della musica sono stati attivati?) ma anche in merito alla qualità dei contenuti proposti. Se da un lato può essere senz’altro opportuno mettere in vetrina, in occasione di manifestazioni blasonate, le eccellenze musicali di alcune scuole, dall’altro bisognerebbe avere la possibilità di un monitoraggio più capillare sul territorio nazionale per capire i bisogni e le difficoltà quotidiane della maggioranza dei docenti e dei dirigenti non solo nel promuovere cori e orchestre scolastiche ma anche di favorire e sviluppare quella “fruizione consapevole” della musica che dovrebbe essere garantita a tutti gli studenti.

La questione di fondo rimane comunque la formazione iniziale e il reclutamento dei docenti in grado di realizzare i curricoli verticali di musica. Innanzitutto con una revisione della formazione musicale dei docenti delle scuole dell’infanzia e primaria, anello debole della “filiera artistico-musicale”. Le pochissime ore di laboratorio attualmente previste nei corsi di laurea (che si vanno ad innestare sul nulla praticato dai futuri docenti nel percorso liceale) non possono garantire l’acquisizione di conoscenze e competenze musicali adeguate a realizzare quanto le Indicazioni nazionali per il curricolo richiedono. Per quanto riguarda poi le scuole secondarie, andrà monitorata con attenzione l’applicazione delle disposizioni previste dal Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 59, “Riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria per renderlo funzionale alla valorizzazione sociale e culturale della professione, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera b), della legge 13 luglio 2015, n. 107”.

Riguardo poi al 5% dei posti dell’organico di potenziamento, premesso che tale organico è definito con cadenza triennale (comma 64 della legge 107: «A decorrere dall’anno scolastico 2016/2017, con cadenza triennale … è determinato l’organico dell’autonomia su base regionale»), e quindi un aggiornamento numerico sarà possibile solo nel 2019, bisognerà capire in primo luogo se il 5% è riferito complessivamente a tutti i gradi di scuola (primarie e secondarie), in secondo luogo come quel 5% verrà suddiviso tra le diverse aree artistiche (musicale-coreutico, teatrale performativo, artistico-visivo e linguistico-creativo – Art. 3). La situazione emersa nell’a.s. 2016-17 è a dir poco confusa e problematica. Molti docenti del potenziamento sono stati di fatto utilizzati quasi esclusivamente come “tappabuchi” in sostituzione di colleghi assenti anche a prescindere dalla materia d’insegnamento. Lo stesso MIUR ha ammesso gli errori nella nota n. 2582 del 5 settembre 2016 (http://www.istruzione.it/allegati/2016/prot2852_16.pdf), dove si dichiara quanto segue:«Nel corso delle operazioni di definizione dell’organico e di attribuzione dei posti di potenziamento, ciascuna scuola ha avuto la possibilità di verificare la consistenza del proprio organico dell’autonomia, anche se, in questa fase di prima applicazione, indubbiamente, alcuni vincoli, come il piano assunzionale e la mobilità straordinaria, non hanno sempre consentito di trovare una diretta corrispondenza tra le attribuzioni dei posti e la specificità dell’offerta formativa».

Per quanto riguarda i dati numerici, rimando ai miei scritti “Potenziare la musica a scuola: con quali e quanti docenti?” (http://musicheriablog.altervista.org/blog/potenziare-la-musica-nella-scuola-con-quanti-e-quali-docenti/) e “Organico per il potenziamento e musica: chi si contenta gode…” (in: http://musicheriablog.altervista.org/blog/organico-per-il-potenziamento-e-musica-chi-si-contenta-gode/).

In sintesi: nelle scuole secondarie di secondo grado erano previsti circa 500 docenti da immettere nell’organico per il potenziamento di musica. Se si tiene conto che le Istituzioni scolastiche del II ciclo sono 5.384 con 116.008 classi (dati Miur per l’a.s. 2015/16), si può ipotizzare la presenza di un docente di musica solo nell’8,6% delle scuole, ben lontano dal “tutti” ipotizzato. Nelle scuole secondarie di primo grado e negli istituti comprensivi risulterebbero circa 2.300 docenti di musica nell’organico del potenziamento. Se tali docenti, per pura ipotesi, venissero tutti utilizzati per due ore alla settimana nelle classi della scuola primaria (circa 130.000 sul territorio nazionale) coprirebbero solo il 18% del totale delle classi interessate.

Secondo quanto previsto dallo schema di decreto interministeriale di cui alla Nota Miur 15.05.2017, Prot. n. 21315 relativa alle “Dotazioni organiche del personale docente per l’anno scolastico 2017/2018 – Trasmissione schema di Decreto interministeriale”, il contingente dell’organico per il potenziamento per le primarie e le secondarie dovrebbe aggirarsi intorno alle 50.000 unità. Se, come recita il comma 3 dell’art. 17 del Decreto, «il cinque per cento del contingente dei posti per il potenziamento dell’offerta formativa è destinato alla promozione dei temi della creatività, senza alcun esubero di personale o ulteriore fabbisogno di posti», avremo 2.500 docenti da assegnare a tutti i gradi di scuola. Anche qui il “tutti” è ben lontano dall’essere realizzato. Mi piacerebbe essere smentito con dati alla mano.

C’è poi un elemento a mio avviso non trascurabile, legato alla mobilità: l’assegnazione di un docente al posto di diritto o al posto di potenziamento non è automatica, ma è nella competenza del Dirigente scolastico determinarla, anche se dovrà tener conto dei criteri stabiliti dal Collegio Docenti e dal Consiglio di Istituto. Questo vuol dire che un docente non è obbligato a vita a occupare un posto di potenziamento ad es. su “Musica”. E quindi rimane ancor più complicato avere dati ufficiali e certi in merito al cosiddettto 5%.

Infine un breve cenno sulle cosiddette SMIM (scuole medie a indirizzo musicale) che, secondo alcuni, vengono di fatto ridimensionate a “percorsi a indirizzo musicale”. Spariranno le “sezioni” unicamente musicali? La frase sibillina del Decreto lo farebbe supporre: «Ogni istituzione scolastica secondaria di primo grado può attivare, nell’ambito delle ordinarie sezioni, percorsi a indirizzo musicale, prioritariamente per gruppi di studentesse e studenti, in coerenza con il Piano triennale dell’offerta formativa». Che significa “prioritariamente per gruppi di studentesse e studenti”? E per chi se no, visto che siamo a scuola?

  1. La “filiera artistico-musicale”

Gli articoli 13, 14 e 15 del Decreto 60 sono dedicati alla «Promozione dell’arte nel secondo ciclo ed armonizzazione dei percorsi formativi della filiera artistico-musicale».

5.1 Scuole secondarie di secondo grado

Alle scuole secondarie di secondo grado è affidato il compito di organizzare «attività comprendenti la conoscenza della storia delle arti, delle culture, dell’antichità e del patrimonio culturale, nonché la pratica delle arti e della musica sviluppando uno o più temi della creatività, anche avvalendosi dei linguaggi multimediali e delle nuove tecnologie» (Art. 13, comma 1).

Ma con quali docenti e con che risorse finanziarie? «Allo sviluppo dei temi della creatività e il potenziamento della pratica artistica e musicale sono destinati i docenti facenti parte del contingente di cui all’articolo 17, comma 3» (Art. 13, comma 4), cioè in pratica, come si è visto, una parte del cinque per cento dei docenti del potenziamento (una parte in quanto il cinque per cento si riferisce a tutti gli ordini e gradi di scuola).

«Specifiche misure finanziarie previste dal Piano delle arti di cui all’articolo 5 nei limiti della dotazione finanziaria del Fondo di cui all’articolo 17» verranno destinate alle «scuole secondarie di secondo grado, organizzate nelle reti di cui all’articolo 7, che hanno nell’organico dell’autonomia posti per il potenziamento coperti da docenti impegnati nell’ampliamento dell’offerta formativa per lo sviluppo dei tempi della creatività» (Art. 13, comma 3).

Osservazioni

Di fatto, come si è visto sopra, il numero dei docenti dell’organico del potenziamento impegnati nei temi della creatività è esiguo, e quindi è molto improbabile che in tutte le scuole secondarie si possa realizzare quanto auspicato dal Decreto. Di fatto gli studenti dei licei e degli altri istituti secondari, eccetto rarissimi casi, continueranno a non avere la possibilità di sviluppare conoscenze e competenze musicali. Anche in questo caso sarei felicissimo di essere smentito con dati numerici.

5.2 La filiera musicale

L’Art. 14 del Decreto contiene alcune disposizioni specifiche per i licei musicali, coreutici e artistici, sia per l’organizzazione dei corsi, sia in relazione alla possibilità di «stipulare accordi di programma, anche con gli enti locali, per regolare forme di collaborazione” (comma 4).

L’Art. 15 prevede che i Conservatori di musica possano organizzare «corsi propedeutici nell’ambito della formazione ricorrente e permanente … finalizzati alla preparazione alle prove di accesso ai corsi di studio accademici di primo livello» (comma 3). Un apposito Decreto ministeriale definirà requisiti di accesso, durata, criteri per la stipula di convenzioni con le scuole secondarie di secondo grado, la certificazione finale, le competenze necessarie per accedere ai corsi accademici dell’Afam (comma 4), nonché per l’accesso ai licei musicali e coreutici (comma 2). Ulteriori disposizioni riguardano i cosiddetti corsi preaccademici e le attività formative per i “giovani talenti” (Art. 15, commi 5 e 6).

Osservazioni

Il Capo IV del Decreto, “Promozione dell’arte nel secondo ciclo ed armonizzazione dei percorsi formativi della filiera artistico-musicale” cerca in qualche modo di armonizzare due esigenze non facilmente conciliabili: la formazione musicale per tutti e la formazione musicale per chi intende orientarsi a studi musicali specialistici con il naturale sbocco nelle istituzioni Afam.

Per le scuole secondarie superiori valgono le osservazioni fatte sopra. Per quanto riguarda i Licei musicali e coreutici e i corsi propedeutici dei Conservatori non è semplice districarsi tra le spinte e le controspinte che vengono sia dai docenti dei licei che dai docenti e dai direttori dei Conservatori di musica. Per i Conservatori, la colpevole non emanazione, da parte del Miur, di tutti i decreti applicativi della legge 508 del 1999 ha fatto sì che s’incancrenissero situazioni di deregolamentazione e di incertezze normative. Recenti tentativi di emanazione di nuove leggi al riguardo non sembrano andare celermente in porto, per cui è difficile pronosticare che cosa, il Decreto 60, riuscirà a produrre di positivo. Per i Licei musicali e coreutici rimane aperto il problema di una loro maggiore e più equilibrata diffusione sul territorio nazionale, oltre che la necessità di disposizioni normative e finanziarie che possano garantire una più completa e meglio articolata formazione.

  1. Il terzo settore

Un ultimo, ma non secondario aspetto per la promozione della cultura umanistica e il sostegno della creatività riguarda il sistema del cosiddetto “terzo settore”. Nel testo del Decreto 60 sono presenti alcuni riferimenti specifici:

– Art. 2, comma 2: «La progettualità delle istituzioni scolastiche, espressa nel Piano triennale dell’offerta formativa, … può essere programmata in rete con altre scuole e attuata con la collaborazione … di altri soggetti pubblici e privati, ivi inclusi i soggetti del terzo settore operanti in ambito artistico e musicale».

– Art. 4, comma 2: «Fanno parte del sistema di cui al comma 1 anche altri soggetti pubblici e privati, in particolare quelli del terzo settore operanti in ambito artistico e musicale, specificatamente accreditati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo». Un apposito decreto definirà i requisiti per l’accreditamento (comma 2).

Osservazioni

Il riferimento alle associazioni del terzo settore, nello specifico musicale, è stato caldamente e insistentemente propugnato dal Forum nazionale per l’educazione musicale in varie occasioni, tra cui alcune audizioni parlamentari (cfr. http://forumasmus.blogspot.it/2017/02/osservazioni-e-proposte-del-forum-sulla.html; e anche http://forumasmus.blogspot.it/2016/03/delega-ex-legge-107-per-la-cultura.html ).

In un recente documento del Gruppo di coordinamento del Forum, in merito al Decreto 60 si afferma: «Sembra difficile sostenere che si tratti di una rivoluzione copernicana, ma al tempo stesso è fondamentale capire e interpretare quali spiragli si aprano. La domanda di fondo a cui siamo tenuti a rispondere è: tutto questo percorso agevolerà l’apprendimento della musica nella scuola e il suo utilizzo a fini di crescita più generale della nostra gioventù? Ci sarà più Educazione Musicale per tutti e di migliore qualità?».

Il patrimonio di esperienze e di conoscenze sviluppato in tanti anni di ricerca, di attività formative, di iniziative sia dentro le scuole di ogni ordine e grado sia nei vari contesti territoriali, rende le associazioni che si occupano di educazione musicale un interlocutore privilegiato per le istituzioni scolastiche. La speranza è che una miope burocrazia e le ristrettezze finanziarie non blocchino collaborazioni e accordi operativi che faciliterebbero, almeno in parte, il raggiungimento dell’obiettivo della “musica per tutti”.

Per concludere

Le questioni e le problematiche che emergono dalla lettura del Decreto 60 sembrano complesse e articolate, sia per la tipologia e il numero dei soggetti coinvolti nella realizzazione di quanto ivi previsto, sia per gli aspetti organizzativi e di contenuto di quanto si prospetta per la promozione della cultura umanistica, la valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e il sostegno della creatività.

Occorrerà sicuramente tanta creatività e tanto impegno da parte dei docenti, dei dirigenti scolastici, degli operatori culturali, dei musicisti e degli artisti e, perché no, dei pedagogisti e dei didatti per far sì che tutti gli studenti possano usufruire di esperienze e di attività nelle quattro aree previste per i temi della creatività: musicale-coreutico, teatrale performativo, artistico-visivo, linguistico-creativo.

I finanziamenti previsti sono sicuramente esigui, soprattutto se si tiene conto delle scelte che governo e parlamento fanno per finanziare altri settori della vita pubblica. Ancora una volta sembra che arte, musica, teatro, arti visive, letteratura e poesia non costituiscano elementi basilari per lo sviluppo armonico del cittadino, ma tutt’al più utili e divertenti riempitivi per ore buche o aggiuntive dei curricoli delle tradizionali discipline scolastiche.

In quanto poi alla creatività, concludo con una citazione tratta dalla Grammatica della fantasia di Gianni Rodari: «Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogno di uomini a metà – fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà – vuol dire che è fatta male e che bisogna cambiarla. Per cambiarla, occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione. […] “Creatività” è sinonimo di “pensiero divergente”, cioè capace di rompere continuamente gli schemi dell’esperienza. È “creativa” una mente sempre al lavoro, sempre a far domande, a scoprire problemi dove gli altri trovano risposte soddisfacenti, a suo agio nelle situazioni fluide nelle quali gli altri fiutano solo pericoli, capaci di giudizi autonomi e indipendenti (anche dal padre, dal professore e dalla società), che rifiuta il codificato, che rimanipola oggetti e concetti senza lasciarsi inibire dai conformismi. Tutte queste qualità si manifestano nel processo creativo. E questo processo – udite! udite! – ha un carattere giocoso: sempre: anche se sono in ballo le “matematiche severe”. […] Nessuna gerarchia di materie. E, al fondo, una materia unica: la realtà, affrontata da tutti i punti di vista, a cominciare dalla realtà prima, la comunità scolastica, lo stare insieme, il modo di stare e lavorare insieme. In una scuola del genere il ragazzo non sta più come un “consumatore” di cultura e di valori, ma come un creatore e produttore, di valori e di cultura».

[1] cfr. http://www.indire.it/progetto/musica-a-scuola/

[2] cfr. http://www.indire.it/wp-content/uploads/2015/08/curriculum_marco_morandi.pdf

[3] cfr. http://www.indire.it/bando-concorso/selezione-pubblica-per-la-creazione-di-una-graduatoria-per-docenti-esperti-di-metodologia-laboratoriale-per-la-didattica-della-musica-nella-scuola-primaria-e-nella-secondaria-di-primo-e-secondo-grado/

[4] cfr. http://www.indire.it/wp-content/uploads/2017/03/Decreto_nomina_commissione_docenti_Musica_a_scuola_timbro.pdf

 

Un pensiero su “Decreto legislativo 60: Musica nella scuola per tutti? Forse, chissà …

  1. Ultimamente ho cercato di capire le novità che il Decreto legislativo 13 aprile 2017, n° 60, introduce e ho letto con interesse l’analisi condotta dal Maestro Mario Piatti postata l’8 giugno su questo blog.
    Premetto che le mie considerazioni muovono da un livello pratico e dall’esperienza personale che ho maturato come docente di musica nella Scuola Media. Dopo anni di ruolo nella stessa scuola, sono approdata al potenziamento in seguito al trasferimento in una scuola che ne aveva fatto richiesta pensando a tutte le possibilità offerte, tranne a quelle legate alla professionalità indicata: potenziare la musica. Dopo un comprensibile periodo di disorientamento è stato chiaro a tutti che il mio ruolo non poteva essere unicamente di sostituzione dei colleghi, o di supporto a ragazzi con difficoltà più o meno certificate. E allora? Bisognava inventarsi qualcosa….
    Ho sperimentato che per potenziare una disciplina non basta la volontà del singolo nominato per quello scopo, ma ci vuole una forte condivisione e progettualità da parte di tutti i colleghi e del dirigente e ci vogliono investimenti per materiali, strutture, locali…; quand’ anche però tutto ciò ci fosse, la cosa fondamentale è la presenza e la disponibilità degli allievi. In una scuola a 30 ore settimanali, dove l’orario delle singole discipline è ridotto al minimo, non resta molto margine di azione per attività aggiuntive se non facoltative e pomeridiane. Peccato che non siano molti i ragazzi disposti volontariamente a tornare a scuola al pomeriggio per svolgere altre attività, fossero anche le più coinvolgenti e accattivanti…..sempre di scuola si tratta! E paradossalmente i meno propensi sono proprio quelli che per difficoltà o per condizione socio-culturale più ne avrebbero giovamento.
    Per questo motivo penso che abbia ragione il Maestro Piatti quando si chiede se il Decreto 60 vada nella direzione di una scuola per tutti.
    Io penso di no e che si potrà perseguire quella strada solo quando si avrà la forza, il coraggio e la volontà politica di ripensare i percorsi scolastici dei diversi cicli inserendo e quantificando in modo definito i tempi in termini di ore da destinare all’area o alle discipline artistiche.
    Anche nella Scuola Media, che pur si trova in una situazione migliore rispetto alla Scuola Primaria e al II ciclo, le 2 ore settimanali di musica previste sono veramente poche, visto e considerato che è l’ultima possibilità nel percorso scolastico di far musica per tutti e… con tutti!
    Nella mia passata esperienza ho sperimentato le straordinarie possibilità a livello formativo, educativo, inclusivo, socializzante, riabilitante oltre che musicale offerto da attività a carattere laboratoriale quali quelle orchestrali o di musica d’insieme; ma queste attività hanno bisogno proprio di quello a cui il decreto non accenna: tempo, ore in più da trascorrere con i tutti i ragazzi, per i ragazzi; ore pianificate da un percorso scolastico che ne riconosca in modo inequivocabile la validità imprescindibile nella formazione di tutti e non solo di alcuni.
    Ripensando al “vecchio” tempo prolungato dei programmi del 1979, auspicherei per la Scuola Media l’incremento di 2 ore a settimana per classe da destinare ad attività laboratoriali di carattere creativo artistico musicali: allora sì, che poi ogni scuola nel rispetto dell’autonomia potrebbe decidere come ripartire queste ore anche in modo modulare con progetti diversi durante l’anno, secondo percorsi verticali o progetti in rete!
    Mi è stato recentemente detto che questi sono sogni, ma a me invece sembra che a far sognare siano proprio tutte queste leggi e decreti illudendo docenti, genitori, allievi, opinione pubblica, mentre nella realtà poco può cambiare e il ruolo educativo della scuola pubblica venga man mano trasferito al settore privato, a cui purtroppo però solo pochi possono o sono intenzionati ad accedere: uno Stato che rinuncia ad educare tutti i suoi giovani mi mette molta tristezza.

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